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Poche soluzioni per il gioco d’azzardo

Si è appena terminato di parlare della Legge Delega, e della sua applicazione nei confronti del gioco, delle sue innovazioni, rivoluzioni e ristrutturazioni -peraltro non ancora avvenute- che già si affaccia un nuovo argomento per disquisire sul mondo del gioco d’azzardo: gli aumenti della tassazione previsti dalla Legge di Stabilità. Forse un prelievo ulteriore potrebbe anche “rispettarsi” ed avere un senso logico se lo si lega ad un finanziamento del servizio sanitario relativamente al gioco patologico, ma nello stesso tempo non si può dimenticare che è “conveniente” -per tutti- mantenere il gioco legale in competizione rispetto all’offerta illecita. Questo sia per i giocatori che devono essere “attirati” dal gioco lecito che per gli operatori relativamente ai loro guadagni.

Se mancasse l’equilibrio però, ci sarebbe un’enorme ricaduta nel gioco illecito, sia relativamente alla domanda sia per quanto riguarda l’offerta e questo equilibrio sembra veramente poco considerato dalla Legge di Stabilità quando propone un rincaro sul prelievo erariale (ben quattro punti), un ritocco al ribasso delle percentuali di vincita andando così ad attingere dalle tasche dei giocatori… e non è certo la prima volta. Si deve solo sperare che tali aumenti non siano confermati o che vengano modificati prima della loro attuazione in modo che si possano risolvere alcune grosse anomalie che porteranno ulteriori “danni” al settore… già in equilibrio più che precario. Senza dimenticare, ovviamente, che la Legge Delega prevede già una completa riforma del settore con tanto di rivisitazione fiscale: un ulteriore paradosso per descrivere assurdità che continuano a rinnovarsi nel nostro Bel Paese.

Cerchiamo di capire il gioco d’azzardo

Certamente ci si deve aggiornare ai tempi, ai modi ed anche al lessico: è importante per poterci relazionare e non “essere tagliati fuori” dal mondo attuale. Quindi, pian piano si prende coscienza di qualche nuovo termine come “esulianza” che il “Dictionary od obscure sorrows” definisce così: “tendenza a rinunciare a parlare di un’esperienza perchè nessuno pare capace di entrare in relazione con essa, sia per invidia, per misericordia o per semplice estraneità”.

Perchè si sta parlando di “esulianza”? Perchè non si riesce a trovare miglior termine per spiegare la frustrazione degli addetti ai lavori del gioco pubblico e la conseguente carenza di difese del settore di fronte agli attacchi mediatici che recentemente si sono fatti sempre più spinosi e pressanti oppure di fronte ad azioni politiche minatorie.

Si è disquisito su questo termine proprio perchè esprime lo stato d’animo attuale dell’intero mondo-gioco che insiste nello spiegare le proprie realtà e le proprie necessità di aiuto. A nulla serve far presente da parte degli operatori che lo Stato, e proprio lo Stato, tanti anni fa ha deciso di regolamentare il settore e farlo diventare quindi “gioco lecito pubblico”, a nulla sono servite le richieste “di aiuto” delle industrie del gioco per farsi “aiutare”: ecco, quindi, che qui si applica il termine “esulianza” che racchiude nella sua spiegazione tutti i concetti, ahimè, “traditi” da chi avrebbe il compito di… tendere una mano -come si fa in qualsiasi altro settore industriale e commerciale- per risolvere le problematiche principali. Ci troviamo in uno scenario paradossale… profondamente italiano.

Pubblicità contro il gioco d’azzardo patologico

Innanzitutto piacerebbe che il gioco d’azzardo patologico fosse chiamato con il proprio nome e non con il termine “abusato” ludopatia perchè è un disagio paragonabile alle patologie di dipendenza e come tale andrebbe riconosciuto, prevenuto e curato. Il gioco patologico è una dipendenza e chiamarlo con un altro nome alla fine può creare solo confusione ed allontanare l’attenzione che invece deve sempre essere “alta, anzi altissima” anche se ci deve essere una differenziazione rispetto ai vari prodotti di gioco che rappresentano diversi livelli di “pericolosità” e, quindi, di patologia. In questo senso la pubblicità deve e può avere un “ruolo importante”, di responsabilizzazione e di prevenzione… ma deve essere “fatta bene”, chiara e mirata e non solo limitata alla banalità di “il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza”. Si sta concentrando l’attenzione pubblicitaria del gioco d’azzardo sulla carta stampata e sulla televisione ma è stato “dimenticato” internet che è il mezzo di comunicazione più usato tra i giovani ed i giovanissimi e quello che li trattiene “in linea”.

Sotto questo profilo bisognerà lavorare di più e più profondamente se si vogliono ottenere dei risultati tangibili e che portino i “frutti desiderati”: ci si attende che l’Autorità delle Comunicazioni abbia un ruolo rilevante su questo fronte, perchè l’intervento in materia di pubblicità dovrà essere adeguato ai tempi attuali. Bisognerà anche guardare con attenzione alle pay-tv dove si potrebbe studiare una restrizione di accesso per i minori: tutte situazioni che “rincorrono” i tempi e da tenere in debito conto per poterci lavorare…

La deflazione del gioco d’azzardo

Deflazione… un termine poco usato ed usato sopratutto con molta poca “voglia”. Sinora se ne era parlato veramente poco ma abbinato alla crisi, alla recessione ed alla disoccupazione in continuo aumento sta portando ad affossare la produzione del Paese che corre inesorabilmente verso il “passo del gambero dei prezzi”. Questi discorsi dovrebbero toccare tutta l’industria del nostro territorio ma si “ricade” a parlare solo di gioco lecito e di ciò che lo circonda. Ci si è resi conto che il mondo del gioco d’azzardo lecito sta subendo continue flessioni e che sono cadute tutte le sue capacità di “condizionare” i consumatori… il mondo-gioco sta passando uno dei suoi peggiori periodi sopratutto perchè il comparto del “lecito” ha il solo mercato interno come bacino di riferimento che, onestamente, non è certo dei migliori!

Ovviamente, tutto il settore del gioco viaggia sugli stessi binari degli altri settori commerciali, con le stesse difficoltà economiche e con le stesse difficoltà di accesso alla giustizia civile e penale che tutto l’insieme delle nostre industrie deve affrontare. Anche il “ricco” settore del gioco deve fare i conti con piani di riorganizzazione delle risorse cosa che fino al 2013 non ha mai dovuto affrontare, ma che ora si trova -insieme a tanti altri settori- a dover forzatamente decidere se continuare in un percorso o ”tornare indietro”. Certamente i “dettami”della Legge di Stabilità non aiutano… costringeranno il mondo-gioco a chiudere “negativamente” almeno un intero semestre del prossimo anno senza avere la possibilità di intravedere… la luce in fondo al tunnel!