Certamente ci si deve aggiornare ai tempi, ai modi ed anche al lessico: è importante per poterci relazionare e non “essere tagliati fuori” dal mondo attuale. Quindi, pian piano si prende coscienza di qualche nuovo termine come “esulianza” che il “Dictionary od obscure sorrows” definisce così: “tendenza a rinunciare a parlare di un’esperienza perchè nessuno pare capace di entrare in relazione con essa, sia per invidia, per misericordia o per semplice estraneità”.

Perchè si sta parlando di “esulianza”? Perchè non si riesce a trovare miglior termine per spiegare la frustrazione degli addetti ai lavori del gioco pubblico e la conseguente carenza di difese del settore di fronte agli attacchi mediatici che recentemente si sono fatti sempre più spinosi e pressanti oppure di fronte ad azioni politiche minatorie.

Si è disquisito su questo termine proprio perchè esprime lo stato d’animo attuale dell’intero mondo-gioco che insiste nello spiegare le proprie realtà e le proprie necessità di aiuto. A nulla serve far presente da parte degli operatori che lo Stato, e proprio lo Stato, tanti anni fa ha deciso di regolamentare il settore e farlo diventare quindi “gioco lecito pubblico”, a nulla sono servite le richieste “di aiuto” delle industrie del gioco per farsi “aiutare”: ecco, quindi, che qui si applica il termine “esulianza” che racchiude nella sua spiegazione tutti i concetti, ahimè, “traditi” da chi avrebbe il compito di… tendere una mano -come si fa in qualsiasi altro settore industriale e commerciale- per risolvere le problematiche principali. Ci troviamo in uno scenario paradossale… profondamente italiano.